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Valle delle Meraviglie
Monte Bego (2.872 m)

Intorno al monte Bego (2.872 m), le alte valli della montagna del parco nazionale del Mercantour (fra le quali la valle "delle Merveilles" e la valle di Fontanalba), modellate e lucidate dai ghiacciai quaternari avanzanti, rivelano al camminatore su una superficie di più di 4.000 ha, parecchie pitture rupestri lasciate dalle popolazioni risalenti all'età del bronzo.


Photo "Le Mercantour"
Pluriel & Singulier
Editions Equinoxe

Ecards

E' in questo paesaggio imponente, a volte preoccupante - blocchi di pietra, laghi misteriosi - che le popolazioni agricole e pastorizie delle alpi del sud, hanno inciso i loro pensieri, i loro miti, fra il 1.800 e il 1.500 A.C., generando una specie di lingua simbolica: creature, armi, attrezzi, antropoformi, reticolati, cupole e forme diverse. Ciascuno di queste pitture è stato notato ed analizzato fra il 1967 e il 1991 dal professor Henry de Lumley e collaboratori, rivelando la tipologia di queste pitture al pubblico e proponendo un'interpretazione della religione, allora sconosciuta, adottata dalla gente dell'età del bronzo.

 

Monte Bego
(fonte : Laboratoiro Dipartimentale della Preistoiria di Lazaret)
Geologia

Geocronologia

Ambiente

Tipologia

Interpretazioni

Paletnografia

 

GEOLOGIA DEL MONTE BEGO
(fonte : Laboratoiro Dipartimentale della Preistoiria di Lazaret)

La regione del Monte Bego si trova al limite sud del massiccio cristallino dell'Argentera-Mercantour. In questo settore, il basamento è costituito da arenaria di età antepermiana.

Al di sopra sono stati individuati quattro livelli di roccia pelitica e arenaria del Permiano e Werfeniano (250 m.a) (o Scythieno). La serie dell'Inferno presenta una successione di letti di arkose bianca grezza e di arenaria violetta che diventano sempre più sottili verso la cima. Questo livello geologico proviene da una disgregazione repentina e tappe successive dei rilievi esistenti. Al di sopra, la serie delle Meraviglie è costituita da peliti verdi (se ricchi di cloro) o rossi (se ricchi di ematite). Sulla cima si alternano strati di arenaria. Questo deposito vulcanico-sedimentario si costituito in un acqua tranquilla.

La serie di Bego corrisponde al ritorno ad una sedimentazione detritica grezza costituita da arkosi bianche o rosa. Come per la serie Inferno, si tratta di un pedimento proveniente da una disgregazione del rilievo circostante. La serie di Capeirotto presenta scisti completamente duri, ricchi di ematite, con qualche resto di vetro vulcanico, proveniente dall’alternanza dei tufi vulcanici. Questa serie, assente nei settori di Merveilles e Fontanalba la ritroviamo nella valle della Roya e nella regione di Bergue.

Una copertura sedimentaria calcareo-dolomitica si è deposta qui in era Mesozoica, all’inizio del Medio Triassico (220 milioni di anni fa). Più tardi, durante l’Eocène superiore (inizio dell’era terziaria tra 56 e 35 milioni di anni fa), le placche continentali europee ed africane entrarono in collisione, piegandosi. I depositi di diversa natura sono animati da complessi movimenti di accavallamento e sollevamento.

Si possono ritrovare anche materiali provenienti da fondi marini (calcare) ad altitudini elevate, sopra i livelli depositatisi in acqua tranquilla (pelite).

Queste serie estremamente rugose e tormentate rendono assai difficile la leggibilità del paesaggio. La forma di questi rielievi, in seguito, è stata modellata dall’erosione naturale e dalla presenza di successivi ghiacciai, tra cui l’ultimo che ha occupato la valle 18 000 anni fa.

 

GEOCRONOLOGIA DEL MONTE BEGO
(fonte : Laboratoiro Dipartimentale della Preistoiria di Lazaret)

Il Quaternario è stato marcato da 4 grandi glaciazioni, tra cui l’ultima è stata la più forte. L’ultima glaciazione raggiunse il suo culmine 18 000 anni fa. A quell’epoca, un ghiacciaio alto molte centinaia di metri occupava le valli situate ai piedi del Monte Bego. Questo perido fu seguito da varie fasi di riscaldamento che causarono un sollevamento del livello dei mari e una progressiva ricomparsa della vegetazione nelle regioni rese aride dell’effetto del freddo.

Lo studio e l’interpretazione delle tracce lasciate dai ghiacciai giganti, come le verruche che contengono dei laghi a fondo valle, hanno permesso di tracciare le differenti tappe della stabilità del ghiacciao (deposito dei blocchi formanti morene), e quindi le differenti tappe del riscaldamento all’interno della regione.

Quando comincia un riscaldamento climatico, il ghiacciaio comincia a restringersi, e questa fase è seguita da una colonizzazione vegetale. La vegetazione che si sviluppa cambia con l’altitudine e le variazioni di temperatura, ed è possibile conoscere la sua evoluzione grazie all’analisi dei pollini. Gli antichi laghi, che oggi sono diventati delle torbiere erano delle ottime trappole per polline. Le raccolte di esemplari effettuate in questi suoli ricchi di torba, mettono in evidenza uno strato sterile di argilla blu propria del ghiacciaio, sormontata da un terreno organico che marca l’inizio della colonizzazione vegetale.

Lo studio di questi pollini, unito alo studio della morfologia del paesaggio, ha permesso di datare gli stadi glaciali grazie alle sequenze climatiche.

Il Dryas antico (12 000 - 11 350 B.C.) è una fase di riscaldamento che ha liberato una morena dietro la quale si è poi formato il lago della Minière. La parte infriore della regione del monte Bego è ricoperta da ghiaccio, e al di sotto si trova una fredda steppa di artemisie e graminacee, a volte disseminate di pini e ginepri.

La fasi di riscaldamento che seguirno sono: il Bölling (11 350 - 10 300 B.C.), il Dryas antico superiore (10 300 - 9 800 B.C.), l'Allërod (9 800 - 8 800 B.C.), il Dryas III (8 800 - 8 200 B.C.) e il Préboréal (8 200 - 6 800 B.C.) che corrisponde al ritiro del ghiacciaio a livello del lago Long superiore. Durante la fase Boréal (6 800 - 9 800 B.C.) il ghiacciaio ha continuato a ritirarsi e ha lasciato apparire un nuovo paesaggio e il lago di Merveilles ne fa parte. L'Atlantico (5 500 - 2 500 B.C.) è il periodo più caldo dell’epoca post glaciale, assieme al periodo climatico che lo precede. È durante questa fase di riscaldamento che l’antico uomo del Neolitico, appartenente alla cultura cardiale ( 6 000 B.C.), si rifugierà persso il Gias del Ciari (Lago Long Superiore, Tende, Alpi-Marittime). Più tardi, a partire dal 3 500 B.C. i rappresentanti dei primi popoli che cominciarono a lavorare i metalli realizzarono le decine di migliaia di incisioni.

Il riscaldamento seguente è il Subboréal, che va dal 2 500 al 700 B.C. l’ambiente è più o meno simile a quello che conosciamo oggi. Nelle Alpi meridionali,la foresta fu oggetto di importanti degradazioni antropiche dovute alle attività agro-pastorali.

 

L'AMBIENTE DEL MONTE BEGO
(fonte : Laboratoiro Dipartimentale della Preistoiria di Lazaret)

Il Monte Bego, situato nelle Alpi meridionali a 50 km a nord di Menton, s’inscrive nel massiccio cristallino dell'Argentera-Mercantour. Attorno a questo monte, ci sono molte cime di oltre 2 500 m d'altitudine. La regione è caratterizzata dalle sue valli glaciali, dalle gigantesche morene e dai numerosi laghi, dai suoi ghiacciai rocciosi e i suoi torrenti. La poca vegetazione, una confusione di rocce e di blocchi modellati e smussati dai ghiacciai del quaternario, hanno contribuito a dare a questo territorio un aspetto selvaggio e un po’ denudato. Le circa 4000 rocce scavate, sono dei peliti di colore verde o arancio o di arenaria violetta o rosa, che si presenta sotto forma di blocchi, facce rocciose o grandi pietre da lastricare.

 

LE INCISIONI DEL MONTE BEGO
(fonte : Laboratoiro Dipartimentale della Preistoiria di Lazaret)
La tecnica di incisione

Il contorno dell’incisione, probabilmente era disegnato con l’aiuto di una punta in silice, come dimostrano certi segni rimasti incompiuti. Sembra che in seguito l’incisione sia stata realizzata facendo delle abrasioni sulla roccia tramite pressioni e rotazioni fatte all’interno della superficie delimitata dalla punta in silice con una pietra dura, probabilmente del quarzo. Se si tiene conto della forma dei colpi, della loro regolarità e profondità e dei loro spazi, è possibile mettere in evidenza quattro stili diversi: gli stili A, B, C e D. Questi stili permettono di osservare le sovrapposizioni delle incisioni e di dedurne la relativa cronologia.

Le categorie dei segni incisi

Fino ad oggi sono state ritrovate su questo terreno 4000 rocce con complessive 40.000 incisioni, tutte ridisegnate su un piano e numerizzate. Ogni roccia presenta almeno un’incisione ma spesso ne contengono molte di più. Una di queste ne presenta 1.400.
Le incisioni del Monte Bego, a volte isolate, e molto spesso associate tra loro, sono state tutte individuate: costituiscono un catalogo con solamente alcune incisioni convenzionali, dove si distinguono dei segni elementari, che possono essere figurativi (corniformi, armi e utensili, antropomorfiche, figure geometriche) o non figurative (cupole, gruppi di cupole, strisce di cupole), dei segni sincretici non realistici (corniformi a tre corna o pugnali con corna, ad esempio) o realistici (attacchi con o senza aratro), dei segni composti elementari o complessi e delle associazioni significative di segni.

Le "corniformi"

Tra i segni elementari, quello "corniforme" è l’incisione più frequente. Appare secondo dieverse varianti che vanno dalla rappresentazione completa di un bovino con corna, orecchie, corpo, quattro zampe che terminano con degli zoccoli divisi e una coda con un pennacchio; fino alla rappresentazione più semplice, la più simbolica potremmo dire, che comprende solo due corna e un corpo. Questi "corniformi", qualunque sia la forma delle loro corna o dei loro corpi, sia che siano completi od evocati da una parte che rappresenta il tutto, possono essere attaccati ad un giogo unito o meno ad un timone, legati o meno ad un aratro o ad un traino, rappresentano chiaramente il bovino : il toro, il bove o la vacca.

 

Gli antropomorfi

I piccoli personaggi, rappresentati da una testa, un corpo, due braccia e due gambe, sono rari nel settore di Merveilles, ma più numerosi nel settore di Fontanalba. Sono spesso in posizione d’appoggio, le braccia in alto in posizione oratoria, e spesso tengono un attrezzo o un arma. Le corniformi antropomorfizzate sono in piedi come il "capo tribu" o rappresentati solo dalla testa, come il "mago", il "falso mago " e il "Cristo".

 

Le armi e gli utensili

I pugnali sono caratteristici del Calcolitico, periodo in cui apparirono i primi uomini in grado di lavorare i metalli dell’età del Rame, e dell’età del Bronzo antico. Le asce, che hanno a volte una forma di alabarda, somigliano all’ascia in rame con manico di legno ritrovata vicino ad Ötzi, nel ghiacciaio di Similaun, in Italie. Questa somiglianza tra le incisioni ed i pezzi archeologici ha permesso di datare i segni del monte Bego a circa 3000 / 2000 anni prima di Cristo.

 

Le figure geometriche

Le figure geometriche sono tanto numerose quanto le armi e gli utensili. Sono molto varie: quadrati, rettangoli, cerchi, reticolati a due, tre, quattro, sei caselle o più, ovali, stelle, strisce rettangolari. Certe figure come gli zigzag, che sulle rocce del monte Bego rappresentano l’acqua che sgorga dalle rocce (Lumley e coll., 1997), sono state utilizzate nelle scritture mediterranee come ideogramma rappresentante l’acqua, poi come fonogramma rappresentante la M.

 

INTERPRETAZIONI DEI SEGNI
(fonte : Laboratoiro Dipartimentale della Preistoiria di Lazaret)
Le incisioni del monte Bego e le loro possibili interpretazioni

Lo studio delle incisioni prende in considerazione la loro ripartizione nel sito, la loro posizione sulla roccia, il loro ruolo nella composizione incisa e le loro associazioni permettono di proporre un significato in relazione con le tradizioni, i miti e le scritture del bacino mediterraneo: le coniformi possono evocare un bovino (toro, vacca, bove) o del bestiame, ma anche l’acqua o il fulmine, quando le sue corna sono a forma di zigzag, i lavori o i riti fondamenta, quando è attaccato a due o a quattro ad un aratro. I coniformi antropomorfizzati possono essere interpretati come una personificazione del bovino, trasformato allora in divinità del cielo o della terra.

Corniforme avec cornes en zigzag
Attelage de deux corniformes tirant un araire

Le armi e gli utensili evocano la potenza, il prestigio, la forza. I reticoli richiamano i solchi, i campi coltivati, la suddivisioni delle terre che potevano essere arate. Le strisce rettangolari, legate o meno agli zigzag o a lunghe linee sinuose, evocano le riserve d’acqua. Le antropomorfe semplici, che somigliano a dei personaggi muniti di pugnale, d’ascia o di un arco o alabarda, che tengono un aratro od un traino, rappresentano dei lavoratori o dei preti in procinto di eseguire dei riti di fondazione, delle preghiere o dei sacrifici.

Réticulé à neuf cases
Plage rectangulaire

 

LE INCISIONI DEL MONTE BEGO E IL LORO POPOLO
(fonte : Laboratoiro Dipartimentale della Preistoiria di Lazaret)

Le alte vallate attorno al monte Bego sono state conquistate a partire dal ritiro dei ghiacciai quaternari 10000 anni fa, dalle popolazioni alpine del sud: principalmente cacciatori, poi divenuti pastori e allevatori circa 6000 anni prima di Cristo. Questa era la regione dei pascoli ma soprattutto dell’acqua perenne, ricercata ardentemente dagli agricoltori ed allevatori del Calcolitico e dell'età del Bronzo antico delle Alpi del Sud. E gli insediamenti aumentarono a poco a poco. L'irrigazione divenne necessaria per nutrire i campi e godere dei frutti.

Si può supporre che i terribili laghi, torrenti e tempeste abbiano spinto i primi agricoltori-pastori delle Alpi meridionali a considerare il monte Bego come fornitore d’acqua fertilizzante e ad identificarlo con la divinità del cielo che insemina la terra.

I segni del monte Bego costituiscono un linguaggio simbolico che esprime i pensieri degli uomini delle Alpi del Calcolitico e dell’età del Bronzo antico. Le incisioni rappresentano i segni convenzionali che queste genti avevano appreso ed utilizzato e che associavano tra loro per esprimere i loro desideri, le loro tradizioni agricole e pastorali e forse anche le proprie tradizioni religiose.

 
 
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